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Cibo & Mente

Se il cibo è un affare di famiglia

Dovremmo tornare alla preghiera di ringraziamento prima di mangiare:
grazie per il cibo che sto per mangiare,
grazie perché questo cibo non è qui per caso.

Una paziente, dopo la mia consulenza, ha scritto una bellissima recensione sul mio sito professionale firmandosi  “famiglia … Tal dei tali” (ometto ovviamente il cognome per ragioni di privacy).

La signora si era in effetti presentata insieme alla figlia poco più che adolescente, con l’obiettivo di mettere a fuoco l’alimentazione corretta, a beneficio soprattutto della ragazza che, come tutte le giovani oggi, sono assai confuse in materia di cibo, e brancolano tra un’offerta alimentare fatta apposta per favorire l’aumento di peso, e il loro desiderio di essere magre come una silfide.

Ecco, se c’è qualcosa che mi gratifica profondamente come professionista è quel “famiglia…”.

Intanto voglio sottolineare che la famiglia esiste, eccome. Dal mio osservatorio la vedo nelle sue nuove sfaccettature: luci e ombre, difficoltà varie, col coniuge, coi figli, con gli orari, col denaro, con gli anziani da assistere…

E’ una famiglia a volte un po’ frammentata, o allargata, o ristretta, spesso incasinata, ma sempre vedo brillare gli occhi delle mamme e dei papà quando mi parlano dei figli, anche quando si lamentano di loro.

E spesso, molto spesso, vedo nei ragazzi quello sguardo di sfida e insieme di sottomissione, quell’espressione fintamente annoiata “ma dai mamma non rompere” o un po’ vergognosa “ma mamma cosa dici…” e quell’incertezza (ma dov’è tutta quella famosa spavalderia di cui si parla?), quell’innocenza di fronte a una vita ancora tutta da vivere.

E voglio dire che mi piace lavorare con la famiglia. Mi piace quando arrivano mamma e figlio/a, quando arrivano papà e mamma, o fidanzati, o giovani sposi, o coniugi da lunga data che ora hanno più tempo e vogliono stare bene e far star bene figli e nipotini.

Mi piace ascoltare le loro storie, mi piace percepire quella trama di affetti che a poco a poco affiora, e mi piace soprattutto poter mettere a loro disposizione la mia professionalità.

Già, perché il cibo, l’atto del mangiare, è un fatto sociale, ma soprattutto familiare, e richiede “sapienza”.

Cos’è la sapienza? Non quella scolastica. La sapienza è qualcosa di più. E’ il mettere assieme le informazioni con la comprensione e con la possibilità di attuazione.  Conoscere comprendere agire. 

E’ un valore tipicamente femminile: molta della sapienza del mondo è stata tramandata dalle donne intorno ai focolari. Una volta le donne “sapevano” la funzione del cibo. Oggi l’informazione ci viene dal Mulino Bianco, ma la Barilla non produce vero cibo.

Mangiare è nutrimento: del corpo, dello spirito, del cuore, delle relazioni, dell’amore. Mangiare è accudimento, piacere, partecipazione, condivisione, cultura, espressione, amicizia, confidenza, scambio… è tradizione e integrazione. Mangiare è perdono, è offerta, è accettazione; è pazienza e attesa. Mangiare è anche meditazione. 

Ma se vogliamo che i nostri figli la piantino con le pizze da asporto e con il cibo-spazzatura, dobbiamo insegnargli tutto questo.  Dobbiamo essere noi a comprendere cosa è cibo e cosa non lo è, e che valore ha nella nostra vita. E come ci cambia la vita.

Perché, come sappiamo, noi siamo come mangiamo, perché il cibo modella il nostro corpo ma soprattutto, anche se può sembrare strano, modella la nostra mente: modula gli ormoni, e i neuromediatori, e ci cambia l’umore.

“Slow food” dovrebbe essere qualcosa di più profondo che la degustazione pretenziosa di raffinatezze gastronomiche rare e preziose. Slow food dovrebbe essere un’attitudine, un saper mangiare cibi semplici e veri, tutti i giorni; dovrebbe essere trovare il tempo per preparare il cibo, che a volte bastano 10 minuti, meno che a trovare parcheggio davanti alla trattoria.  Slow food dovrebbe essere non dare per scontato il cibo, chiedersi quale sofferenza, lavoro, sfruttamento, pericolo e malattia ci sta dietro la fettina del prosciutto, e quale futuro per l’ambiente.

Slow food dovrebbe essere tornare alla preghiera di ringraziamento prima di mangiare: grazie per il cibo che sto per mangiare, grazie perché questo cibo non è qui per caso.

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Di Lucia Vignolo

Sono una biologa di nome e di fatto: mi piace scoprire i segreti della vita. Oggi mi occupo soprattutto di nutrizione, in tutti i suoi aspetti, anche etici ed ecologici.
Mi piace la tecnologia informatica, e mi piace servirmene per organizzare il mio lavoro, per... "leggere e scrivere e far di conto", per comunicare, soprattutto per imparare.

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