(ma anche in vetro o in cartone impermeabilizzato)

Veramente io promuovo sempre l’utilizzo di cibi freschi, preparati in casa con ingredienti non lavorati: frutta e verdure, legumi e uova, latticini di produzione tradizionale, carni e pesci.
E’ anche un modo per difendersi dalle “aggressioni” sempre più frequenti dell’industria alimentare che non ha minimamente a cuore la nostra salute anche se vuol fare apparire il contrario.
Ma non c’è proprio niente niente niente tra i prodotti semilavorati che sia accettabile portare nelle nostre cucine?
Spezziamo una lancia a favore dei prodotti “in scatola”.
I fagioli borlotti da aggiungere al minestrone li avete mai comprati in scatola o solo secchi da ammollare? Dai qualche volta sarete stati di fretta e…….
E i pomodori pelati in inverno?
E le olive come le comprate? Al banco salumeria sfuse? Certo, ma alla salumeria ci arrivano in grosse latte.
Bene, rassicuratevi. Il cibo confezionato “in scatola” oggi dà ottime garanzie di buona conservazione e di sicurezza alimentare.
Grazie alle tecnologie alimentari avanzate oggi non c’è bisogno di aggiungere conservanti. Al massimo poco sale per stabilizzare il prodotto.
Sulla scatola dei ceci che io acquisto spesso dato che non sempre ho voglia di mettere in ammollo quelli secchi, c’è scritto: ingredienti: ceci, acqua, sale.
Già, per conservare a lungo, anzi a lunghissimo i legumi, basta pulirli, cuocerli in acqua leggermente salata, confezionarli in maniera rigorosamente perfetta, e sterilizzare l’intera confezione.
I microrganismi all’interno moriranno stecchiti, e grazie alla confezione sigillata nessun altro batterio o muffa potrà più entrare fin quando la scatola non verrà aperta. Le proprietà nutrizionali sopravvissute al processo (quasi tutte tranne le vitamine idrosolubili), si manterranno inalterate a lungo.
Oltre i legumi, anche mais fresco e pomodori, giardiniere di verdure e sott’aceti, si conservano senza rischi e senza pasticci.
Tuttavia fidarsi è bene non fidarsi è meglio.
Leggete l’etichetta quando approcciate un nuovo marchio.
Controllate che non ci siano additivi strani, aggiunte di amidi, zuccheri, coloranti e amenità varie.
Ammesso il correttore di acidità “acido citrico” che è assolutamente naturale e non tossico (altrimenti le spremute di agrumi alla lunga vi ucciderebbero…)
E non fidatevi dei marchi più noti, a volte ciurlano nel manico (il caso “Ferragni gate” è un monito).
Leggete le etichette. Scegliete il prodotto più “pulito”.
Tra i controlli da fare in etichetta, e che non sia presente il BPA (bisfenolo A), un prodotto di sintesi che a volte si trova sul rivestimento interno delle lattine.
Rilascia facilmente micro-frammenti di microplastiche.
E’ comunque sempre più raro trovarlo.
Ricapitolando: quando averte fretta, usate il cibo in scatola con tranquillità, ma non “qualsiasi” cibo in scatola.
Ovvero?
Ecco un vademecum
- Cibo naturale il più possibile (verdure, olive, tonno o sgombro
- Preparato in modo semplice il più possibile
- Senza additivi non adeguati (zuccheri e Sali aggiunti) coloranti ecc.
- Senza PBA
Seguite la regola che è meglio un piatto di fagioli e tonno preparati all’ultimo momento con due scatolette aperte in un lampo, che una pizza da asporto …. biologica ?!?!?!
Lucia Vignolo. Biologa Nutrizionista
