
FATEVI I BETAGLUCANI VOSTRI
Oggi, mentre attendevo davanti ai fornelli che si scaldasse il mio passato di verdura, il mio sguardo è stato catturato da una scritta sulla confezione dei fiocchi d’avena che io utilizzo per addensare leggermente il passato stesso: “CON I BETAGLUCANI aiuta a ridurre il colesterolo”.
Immagino che tutti voi sappiate cosa sono i betaglucani e che funzione abbiano nell’alimentazione, così come io so perfettamente come si costruisce il motore di un aereo…
Vabbè ve lo dico io, poi qualcuno mi spieghi il motore dell’’aereo.
I betaglucani sono polisaccaridi. Cosa sono i polisaccaridi? Niente di stravagante, sono semplicemente gli zuccheri complessi.
I carboidrati o zuccheri, indispensabili alla nostra sopravvivenza, sono piccole molecole derivate dalle aldeidi e dai chetoni. Essi si presentano in natura come mono-saccaridi, di-saccaridi, oligosaccaridi e polisaccaridi.
Sono monosaccaridi ad esempio il glucosio, il fruttosio e il galattosio, che hanno la stessa formula (C6H12O6) ma conformazione diversa. Il saccarosio (zucchero da cucina) è un disaccaride formato da un glucosio e un fruttosio, mentre il lattosio è un altro disaccaride formato da un galattosio e un glucosio.
Ovviamente sono oligosaccaridi i carboidrati formati dall’unione di alcuni monosaccaridi (da tre a una diecina) e sono polisaccaridi quelli formati dall’unione di molti monosaccaridi, a formare lunghe catene o strutture complesse ramificate.
Polisaccaridi sono il glicogeno e l’amido, ovvero gli zuccheri di riserva rispettivamente degli animali e delle piante. Sono polisaccaridi anche quelle strutture complesse che noi chiamiamo “le fibre”.
Semplificando moltissimo, si può dire che negli amidi i monosaccaridi sono uniti tra loro prevalentemente da legami detti “alfa” e nelle fibre da legami detti “beta”. I legami beta sono difficilmente aggredibili dagli enzimi, per cui i polisaccaridi che formano le fibre tendono a non essere digeriti, soprattutto senza la cottura.
Per questo la fibra contenuta in frutta, verdura e cereali tende ad essere espulsa dall’intestino. La sua presenza garantisce un miglior transito nel colon. Inoltre la fibra solubile (oligosaccaridi, pectine, mucillagini e appunto betaglucani) intrappolano nella loro struttura parte dei grassi alimentari, riducendone quindi l’assorbimento.
Questa riduzione è significativa solo se è modesta l’assunzione di grassi, ma a fronte di un antipasto di salumi e di un fritto misto dubito che i betaglicani riescano ad avere anche un minimo effetto riducente…
Inoltre il nostro colesterolo circolante dipende solo in minima parte da quello assunto con la dieta. Il 70-80% del colesterolo circolante nel nostro sangue ce lo siamo fabbricati noi, e la sua fabbricazione dipende … dalla nostra dieta. Più carboidrati mangiamo, più insulina circola, e più colesterolo formiamo. Quindi troppi zuccheri nella dieta uguale anche rischio ipercolesterolemia.
Ora vi chiederete ma perché sei tanto incavolata coi betaglucani, e perché questa filippica?
Niente… è che sono stanca della pubblicità mascherata da informazione scientifica.
Non è che Alitalia scrive sui sedili dei suoi aerei qual è il sistema di lubrificazione dei motori per farsi pubblicità…
E’ un processo perverso che genera nell’utente la falsa convinzione di essere informato; salvo poi non sapere che il personal trainer di turno che consiglia a tuo figlio di quindici anni di buttare il tuorlo d’uovo e mangiare solo l’albume dovrebbe davvero farsi un po’ i betaglicani suoi!
